Nasce da un desiderio profondo, il mio viaggio a Istanbul: andare alla ricerca di una danza mistica e penetrare nel cuore di un luogo tradizionale, la Sema, dove i dervisci praticano la loro cerimonia spirituale. Nella metropoli turca questi spazi sacri prendono il nome di Tekke o Mevlevihane; e l’atmosfera che si respira al loro interno promette un’esperienza autenticamente contemplativa.
Insieme a Susanna, mia cara amica ed esperta viaggiatrice, mi sono addentrata in Alemdar Caddesi, all’altezza di Hoca Rüştü Sokak 6, a Cağaloğlu, affascinante quartiere storico all’interno del distretto di Fatih. Durante l’Impero Ottomano, quest’area fortemente influenzata dalla vicinanza con il Palazzo di Topkapı ospitava le dimore di amministratori, studiosi e soldati. Più tardi, dopo gli anni 70 del 19° secolo, Cağaloğlu si è trasformato nel centro della stampa turca. Oggi, l’unica vera sfida fra queste vie cariche di Storia è riuscire a estraniarsi dalla folla dei turisti. Per fortuna, all’interno del centro l’accesso è limitato a un numero ristretto di persone.

© Eleonora Tarantino
L’edificio situato nel quartiere di Alemdar, presso Hoca Rüstem Sokak 6, corrisponde alla storica Kızlarağa Medresesi, altrimenti detta Hoca Rüstem Medrese. Ubicata nel cuore del centro di Fatih/Sultanahmet, oltre a essere un’antica scuola teologica dell’Epoca Ottomana è un importante centro culturale e una delle tappe più celebri della città per assistere alla cerimonia dei dervisci rotanti. Il rituale del Sema inizia con i musicisti della Mutrip, l’orchestra tradizionale che accompagna il rito. La loro musica, strettamente legata alla poesia sufi, non ha uno scopo ricreativo ma serve a guidare i danzatori verso la trance mistica e l’unione con il divino.
Durante la danza, ogni elemento dell’abbigliamento e ogni movimento possiedono un preciso significato simbolico: il cappello a cono di feltro marrone, denominato sikke, rappresenta la lapide tombale dell’ego ; l’abito bianco (tennure) simboleggia il sudario funebre e il distacco totale dal mondo terreno. Togliersi il mantello nero (hırka) prima d’iniziare la danza, rappresenta la rinascita spirituale alla verità. La pelle di pecora rossa (post) è riservata al Maestro, lo Sceicco, ed evoca il colore della nascita e dell’esistenza in memoria del fondatore, il grande poeta e mistico Jalal al-Din Rumi.

La rotazione avviene in senso antiorario, simboleggiando l’abbraccio universale dell’umanità attraverso l’allineamento con il movimento dei pianeti e del cuore. All’inizio del Sema, tenendo le braccia incrociate, il semazen (derviscio rotante) incarna la forma del numero 1, testimoniando l’unità di Dio. Mentre gira, le sue braccia si aprono: la mano destra si rivolge al cielo per ricevere la grazia divina, mentre la sinistra si tende verso la terra per trasmettere quel dono spirituale agli spettatori. È lo Sceicco a condurre il rituale con regole rigide. I dervisci gli passano accanto 3 volte scambiandosi profondi saluti prima di dare inizio al movimento circolare. Perno della rotazione è la pianta del piede sinistro che rimane rigidamente a contatto con il pavimento, mentre il piede destro fornisce l’impulso con passi a 360°. Se un derviscio dovesse precipitare in un’estasi troppo profonda, un compagno incaricato dell’ordine toccherà delicatamente il suo vestito per frenarne con dolcezza il movimento.
La parola semazen deriva dal persiano ed è composta da samâ (ascoltare) e zan (fare). Questa forma di meditazione fisicamente attiva ha avuto origine nel 12° secolo grazie al succitato Jalal al-Din Rumi. A quell’epoca, le confraternite sufi si organizzarono attorno a un maestro spirituale. Ogni confraternita discende da una silsila, catena d’ordine che lega ogni membro al Profeta e di conseguenza ad Allah. Rituale principale è il dhikr (ricordo di Dio) che unisce la recitazione di preghiere a esercizi fisici e a rotazioni. Sebbene in passato il mondo occidentale abbia spesso frainteso questa pratica descrivendola erroneamente come una sorta di trance isterica, la Sema è in realtà un profondo nutrimento dell’anima. L’importanza culturale e spirituale di questa tradizione è talmente elevata che nel 2005 l’UNESCO ha proclamato la Cerimonia Mevlevi Sema, Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità.

© Susanna Vasè
1 ora di danza che purifica l’anima: è l’effetto che questo rito dona a chi vi assiste. La perfetta combinazione di postura, tecnica e fisica; l’inclinazione della testa, che viene mantenuta piegata di circa 25°; lo sguardo, che rimane semi aperto e focalizzato su un punto fisso stabilizzando la percezione visiva per evitare il disorientamento causato dall’ambiente circostante. Infine, a giocare un ruolo fondamentale è la fisica della gonna: l’ampia tennure si apre per via della forza centrifuga, riducendo le oscillazioni e gli scossoni del corpo. In questo modo si riducono al minimo le vibrazioni nell’orecchio interno, che è il vero centro del nostro equilibrio corporeo.
In Italia non esistono monasteri o sedi fisiche ufficiali dell’Ordine Mevlevi. Tuttavia, se desiderate avvicinarvi alla meditazione sufi, ai canti tradizionali o assistere alle cerimonie rituali, potete affidarvi ai festival, ai centri olistici e alle associazioni culturali. Fra i punti di riferimento più importanti, l’Istituto Osho Miasto a Casole d’Elsa, in provincia di Siena, che organizza corsi, ritiri ed eventi dedicati alla spiritualità e alla ricerca interiore.
È in questo equilibrio perfetto fra il corpo e lo spirito, che la danza smette di essere un semplice movimento per farsi preghiera visibile. Guardando i dervisci ruotare, ho compreso che il loro non è un viaggio nello spazio, bensì un volo verso l’interno: un invito silenzioso a ritrovare il nostro centro in un mondo che non smette mai di girare.
