Si intitola Cover – A Work in Progress la mostra a ingresso libero che dal 22 agosto scorso sta dando risalto nel foyer della Cineteca Milano Arlecchino (via San Pietro all’Orto 9) a quelle riviste di cinema la cui importanza non è sempre stata valorizzata come avrebbe meritato.

«Si tratta di riviste che sono una fonte imprescindibile per la ricostruzione della storia della Settima Arte», ha dichiarato Matteo Pavesi, direttore di Cineteca Milano. «Fin dagli albori del cinematografo, la stampa specializzata ha svolto un ruolo determinante nella diffusione della nuova forma di spettacolo. Le riviste hanno accompagnato lo sviluppo dell’industria cinematografica contribuendo a promuovere film, autori e interpreti; ad alimentare il fenomeno del divismo, e a formare il gusto degli spettatori».

Sicchè accanto alle pubblicazioni più mainstream sono nati periodici professionali, tecnici e culturali che hanno favorito non solo la circolazione delle idee e la riflessione sul linguaggio, ma anche la tecnica del cinema e lo sviluppo della critica cinematografica. Dalle grandi testate popolari, alle riviste più all’avanguardia; dai bollettini, ai giornali accademici, tutto ciò è una straordinaria testimonianza della pluralità delle culture cinematografiche e della loro continua evoluzione.

L’eco del Cinema
Arti Grafiche Cosini-Aldrovandi, Bologna

Sulle pareti del Cinema Arlecchino, potrete ammirare 88 copertine di riviste pubblicate dagli anni 20 agli anni 80 del ‘900. Copertine che sono solo una piccola selezione del patrimonio di riviste storiche che si trova negli archivi di Cineteca Milano. Cimeli editoriali, rarità e veri e propri pezzi d’arte fra cui L’eco del Cinema, edita fra il 1924 e il 1943 nonché Cinemondo, pubblicata dal 1927 al 1931, che hanno seguito in particolare il passaggio dal muto al sonoro; FilmCritica, fondata nel 1950, che ha avuto fra i suoi ispiratori il regista, sceneggiatore e produttore Roberto Rossellini.

E ancora, CultMovie (1980-1984) che si è specializzata nella riscoperta del cinema classico e di genere; Lo schermo (1923-1943) che si è rivolta ai critici, ai registi, agli operatori e agli esercenti con la sua grafica totalmente diversa dalle altre riviste di settore; Sequenze. Quaderni di cinema con i suoi 12 fascicoli pubblicati fra il 1949 e il 1950, che ha avuto il pregio d’analizzare il cinema con strumenti storici, letterari, estetici.

Lo Schermo
Società Anonima Editrice Lo Schermo, Roma

Altrettanto degne di nota le pubblicazioni estere. Dalla Francia, La Revue du Cinéma edita fra il 1928 e il 1929 e successivamente dal 1946 al 1949, che ha anticipato come impostazione Cahiers du Cinéma, fondata nell’aprile del 1951 e ritenuta la più influente rivista cinematografica del secolo scorso. Dall’Unione Sovietica, Le Film Soviétique (19591982) che è stato il principale veicolo di promozione del cinema sovietico: nel mondo e in particolare durante la Guerra Fredda.

Dagli Stati Uniti, Dialogue on Film (1973-1975) che raccoglieva le trascrizioni integrali delle interviste e dei dialoghi con registi, produttori e attori organizzate dall’American Film Institute; The New Movie Magazine, uscita fra il 1929 e i primi anni 40, dedicata allo star system; Screen Book, edita fra il 1928 e il 1940, che affidava le sue copertine a celebri illustratori. Non mancano, inoltre, riviste inglesi, spagnole, tedesche e dell’ex Cecoslovacchia.

«Cover – A Work in Progress offre uno sguardo su questo ricco patrimonio archivistico», ha tenuto a precisare Pavesi, «evidenziandone la pluralità di contenuti e la varietà estetica. Ogni copertina, ogni fascicolo e ogni testata raccontano la storia di una rivista, ma anche quella del cinema che hanno contribuito a documentare, promuovere e interpretare».