Umore:
DA COMBATTIMENTOLe
strade professionali di
Bruce Springsteen e di
Joe Strummer non si sono mai di fatto incrociate, ma l’
ammirazione e il
rispetto reciproci non sono mai mancati. Quando lo scorso anno si è trattato di garantire la presenza di Bruce a
Glastonbury, l’
organizzatore del festival Emily Eavis ha predisposto un
documento di
8 pagine citando un
commento da parte di Strummer che racchiude il sincero e un po’ “naïf” modo d’essere del
leggendario “
frontman” dei
Clash: “
…Bruce è grande, e chi non fosse d’accordo è un pretestuoso marziano venuto da Venere…”. La risposta del Boss non si è fatta attendere, e dopo l’
apertura al
set di
Glastonbury del
27 giugno con
Coma Girl (dall’
ultimo disco di
Joe coi
Mescaleros) e la successiva
dedica di
Badlands, ecco che le prime “zoomate” di
Live In Hyde Park si concentrano sul
piccolo grande uomo del
New Jersey che sale sul palco armato della vecchia
Fender Esquire pronto a scaldare la folla oceanica con una
London Calling devastante. Le
riprese in
alta definizione del
Dvd, ci rendono decisamente parte dell’evento e indugiano ad arte sui
musicisti di quel gruppo di amici del
Jersey Shore che nonostante gli anni passati e le dolorose perdite (
Danny Federici) regge alla grande
sequenze mozzafiato di brani come
Badlands,
Night,
She’s The One e il successivo terzetto formato da
Seeds,
Johnny 99 e
Youngstown (in versione a dir poco torrida). Qui, nel cuore della cosmopolita Londra a pochi metri dalle eleganti dimore di
Park Lane, i “decibels” guarda caso non sono un problema: Il
suono è
teso e
potente e il pubblico partecipa al
rito collettivo intonando
Out In The Street,
Bobby Jean e
No Surrender (dove Springsteen ospita
Brian Follon,
cantante dei promettenti
Gaslight Anthem) e sogna di correre lungo polverose “
blue highways” verso “
la terra promessa”.
Il tradizionale siparietto delle richieste da parte dei fans viene interamente proposto dalla regia, che inquadra un Bruce raggiante tra la folla alla ricerca dei cartelli più originali che riportano le canzoni prescelte. È in questa fase che la scaletta del concerto viene rimescolata, e dal cilindro magico escono “
covers” (ben
70 ne sono state proposte nel corso del tour) come
Trapped di
Jimmy Cliff,
Good Lovin’ dei
Young Rascals, la potente
Hard Times (
gospel scritto da
Stephen Foster nel
1854) e la finale
Raise Your Hand (presente solo come
colonna sonora nei “
credits”) che scaldano i figli d’Albione trasformando un mega raduno in un “
roadhouse bar” lungo la
New Jersey Turnpike.
Rosalita, con gli ammiccamenti di Bruce e
Little Steven, è il party nella
Lower East Side che tutti attendono; e quando la notte inizia a calare su Londra, lo “zoom” di
Thom Zimmy è tutto sulle mani di
Roy Bittan che introducono
Jungleland,
notturno e
romantico inno alle “
gangs” di
Gotham City col
sax di
Clarence Clemons che sferza il livido cielo sopra Hyde Park in un
drammatico connubio fra
Harlem e
Brixton,
Camden Town e il
Bronx. Il concerto si chiude dopo circa
3 ore con l'immancabile
Dancing In The Dark e la presentazione della
E Street Band, sublime
macchina di rock’n'roll senza la quale (probabilmente) Bruce non sarebbe mai diventato The Boss. Infine, le “
bonus tracks”:
The River (proposta la sera prima a
Glastonbury) e l'
inedita Wrecking Ball,
folk‘n’soul da combattimento registrata dal vivo al
Giants Stadium di
Rutherford nel corso della seconda parte della tournée americana ed ennesima risposta sul campo di un rocker e di una band che hanno scritto la storia del rock.
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