Umore:
PAROLIBERO10 anni dopo
Life On A String, torna a duellare con le
parole:
cantate,
recitate,
vivisezionate al punto da
evaporare dalla sua
voce. Spremendo la
nuda parola (il suo
slogan è da sempre «
language is a virus»:
incontro/
scontro di
concetti e
pensieri) e sublimando il
cyber-suono,
Laurie Anderson continua a mettere d’accordo i “
sommeliers” dell’
avanguardia e i
voraci masticatori del
pop.
Colta e
ironica,
seriosa e
deviante, la sua
arte compositiva decolla nel
1981 con il
colpo a effetto di
O Superman che soddisfa, appunto, avanguardisti e poppettari. Dopodichè infila uno dipo l’altro i suoi
prodigi elettronici: da
Big Science (
’82) a
Bright Red (
’94), passando per
Mr. Heartbreak (
’84),
Home Of The Brave (
’86) e
Strange Angels (
’89). Nonostante lo zero discografico, in questi 10 anni Laurie non ha battuto la fiacca: ha preferito, semplicemente, giostrare la
multimedialità sui
palcoscenici anzichè in
sala d’incisione. Il che ha prodotto gli spettacoli
The End Of The Moon e
Delusion, nonchè i
20 minuti di
Music For Dogs presentati al
Vivid Live Festival di
Sydney col coinvolgimento della sua
cagnolina Lolabelle. In ogni show, ha fatto capolino il
compagno di vita Lou Reed che nel
2007 non ha mancato d’affiancarla nel
labirintico intreccio di
letture,
canzoni e
videoproiezioni intitolato
Homeland.
Questo
pugno in faccia all’
America, diretta conseguenza di quello
United States I-IV che nell’
84 satireggiò tutto quel che odorava di
stelle e strisce, si è trasformato in un
disco bello tosto,
paradossale e
affascinante le cui
tematiche, tiene a precisare l’artista, sono «
politica estera, tortura, collasso economico, erosione della libertà personale, malasanità, religione, cinismo». La sua
voce, manco a dirlo, la fa da
padrona eruttando
parole che cavalcano una
world music solenne (
Transitory Life); la
bellezza cameristico/
percussiva di
My Right Eye; il
crescendo sinfonico/
elettronico di
Thinking Of You; l’”
appeal”
mediorientale di
Strange Perfumes, con l’
efebico controcanto di
Antony Hegarty; il
coriaceo minimalismo di
Falling; le
pulsioni funk di
Only An Expert, con la
chitarra imbizzarrita di
Lou Reed che fa il verso al miglior
Robert Fripp; le
urticanti sperimentazioni di
The Beginning Of Memory; l’
ipnosi rumorista di
Bodies In Motion, col
sassofono in
free jazz di
John Zorn; i
sottintesi folk di
The Lake e così via, con una
menzione speciale per l’
ambient music di
Another Day In America, dove compare l'
alter ego di Laurie (
Fenway Bergamot, baffuto e “chapliniano”: lo vedete sulla copertina del disco) con tanto di
voce “
mascolinizzata” dal
computer. Alla fine, tutto torna al punto di partenza: cioè alla
nuda parola, al
suono della
parola, alla sua
voce.
www.nonesuch.com www.laurieanderson.com