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La Caféothèque
di Eleonora TarantinoCondividere la conoscenza e la passione per l’oro nero: il caffè. È l’ambizione della Caféothèque di Parigi, ubicata fra l’Hôtel de Ville e il quartiere del Marais, a pochi passi dalla basilica di Notre Dame. Portare alle labbra una tazzina di caffè fumante è un gesto abituale in buona parte del mondo, ma pochi si pongono domande sull'origine, la storia e il significato sociale di questa bevanda. Alla Caféothèque, i parigini amano gustarla con un valore aggiunto: la tracciabilità dell’origine di provenienza. All’ingresso, infatti, oltre ad essere sistemata la macchina per la tostatura e dietro al bancone contenitori trasparenti per la vendita al dettaglio, sacchi di juta ammucchiati come totem emanano il profumo e il fascino di paesi lontani: Brasile, Colombia, El Salvador, Etiopia, Guatemala, Honduras, India, Kenya, Perù, Rwanda.
La proprietaria del locale nonchè esperta di miscele, Giorgia Montenegro, mi ha spiegato che nel mondo esistono circa 5 milioni di piantagioni di caffè e che ognuna di esse produce grani che si differenziano per natura del suolo, altitudine, pluviometria, sole. Tutto, in buona sostanza, contribuisce affinché ogni chicco possa sviluppare la sua “palette” di aromi per ottenere un caffè unico, speciale, inconfondibile. Aromi di frutta o floreali, con sfumature di spezie, miele, caramella o cioccolato. È una delizia sorseggiare il “caffè del giorno” appena tostato, scelto da una selezione di grandi annate e denominazioni nelle varie formule: espresso ristretto o lungo, cappuccino, caffè freddo, il cocktail party Soluna accompagnato da un dessert “ad hoc”. E anche l’atmosfera, qui, ha il suo sapore speciale con gli arredi in stile coloniale e quel “look” sgualcito da caffè letterario stile Ernest Hemingway. Non a caso, Madame Montenegro organizza mostre, letture e corsi d'iniziazione alla “caféologie”.

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