Cucina italiana in
Inghilterra? Questa conosciuta. A
Londra, fino a ieri, il ruolo di
pseudo-ambasciatore del “
food”
nostrano veniva ricoperto da vari personaggi: buon ultimo il
napoletano Antonio Carluccio, popolare
cuoco ignoto in patria che ha fatto fortuna grazie a
negozi e
ristoranti di
specialità tricolori. Ora invece (incredibile ma vero) tocca a uno “
chef”
inglese sulla cresta dell’onda: il giovane (
37 anni) e bel tenebroso
Jamie Oliver, ben presente in tivù e sugli scaffali delle librerie; nei negozi di casalinghi (firma
tazzine,
bicchieri,
macinapepe) e nel gossip dei “tabloids”. Oggi è proprio lui, non a caso cresciuto ai fornelli dell’ormai settantenne Carluccio, a diffondere oltre Manica con entusiasmo pari al successo
prodotti e
piatti della
tradizione regionale italiana. Prima, attraverso un fortunato
libro di ricette (
Jamie’s Italy); poi, servendosi di un altrettanto fortunato
programma televisivo che lo vede mattatore indiscusso.
Non contento, eccolo addirittura a capo di una
catena di ristoranti che vorrebbe esportare sul suolo di Sua Maestà la tipica
trattoria di casa nostra più “
authentic & affordable”,
autentica e
conveniente. Sia come
ambiente, del tutto alla mano e con
menù scritto a lavagna, sia come
materia prima:
salumi,
formaggi,
olio extravergine e
pomodori pelati "made in Italy";
pane e
pasta fatti quotidianamente in casa. Non per nulla, davanti ai
locali aperti con l’insegna
Jamie’s Italian (
4 a
Londra, quindi a
Oxford,
Bath,
Brighton,
Cambridge,
Cardiff,
Reading,
Leeds,
Glasgow,
Liverpool) le code si sprecano: tutti, studenti e famiglie in testa, stregati da
pietanze semplici e a
buon mercato tipo
Rustic Lasagne,
Penne Arrabiatta (scritto proprio così, ahinoi!),
pollo arrosto e
Amalfi Orange Tart (nient’altro che la nostra
pastiera). Ma anche da
bicchieri e
caraffe di validi
vini nostrani poco conosciuti: dal
Negramaro al
Montepulciano.
www.jamieoliver.com www.visitbritain.com Foto: Jamie’s Italian