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The International Andrea Francolino!Consumismo, Consumato & Compulsive.di Stefano Bianchi Sai cosa c’è di nuovo, Andrea? Che da 1 anno in qua la tua arte consumistica & consumata si è ancor più concettualizzata. Sembra un gioco di parole, ma è proprio così. I temi che ora metti sul tappeto, utilizzando imprevedibili testimonials sulle confezioni dei prodotti, non implicano più solo assonanze o giochi di parole tipo Woody Aulin o Miao Tze Tung…
«Quello che continuo ad analizzare, con formule ogni volta differenti, è il consumismo. Fenomeno che può trasformarsi in uno shopping compulsivo, patologico. Per rendere meglio l’idea: faccio la spesa all’ipermercato e riempio il carrello di prodotti che non consumerò mai e rimarranno chiusi nella dispensa. Ma intanto li ho comprati, felicissimo, con la tipica ingordigia dell’acquisto fine a se stesso. E se scadranno, pazienza. Tutto ciò, si riflette nelle opere che ho chiamato Compulsive: ripetizione ossessiva (fino a 12 packagings) del medesimo prodotto. E del medesimo testimonial». Che fra l’altro ingigantivi sulle Frontal Boxes: cioè sulla parte anteriore di ogni packaging. Le realizzi ancora? «Certo. Le Frontal Boxes (nei formati “small”, “medium” e “large”) sono il sintomo di un consumismo sempre più aggressivo e invadente, che però ci attrae al punto da entrare nelle nostre case per farsi appendere al muro». Ricapitoliamo: inizi dai miti (di storia, cinema, arte, musica), li trasformi in testimonials e li (s)mitizzi sulle confezioni resinandoli, corrodendoli, distruggendoli. «E passo dal consumismo al consumato. La tecnica, però, è cambiata. Oggi utilizzo la fotografia, che a mio parere è il linguaggio più diretto e contemporaneo. Dopo aver scelto i volti dei personaggi, ad esempio Liz Taylor e Francis Bacon che andrò a trasformare in Ritz Taylor (parafrasando i crackers) e McBacon (citando McDonald’s), scatto le foto ai corpi di persone anonime e li stampo su packagings, Frontal Boxes, Compulsive. La resinatura, poi, non fa che tradurre in opera d’arte ciò che altrimenti finirebbe in discarica. E lo cristallizza per l’eternità. Ai posteri, l’ardua sentenza». Continuando a ragionare di Compulsive, hai scelto Marilyn Monroe e l’hai ossessivamente esposta alla Galerie 208 Chicheportiche di Parigi. «Sono nella fase Export, all’insegna dell’internazionalità e alla scoperta dei marchi francesi. Marilyn, testimonial dell’ammorbidente Mir Laine, è diventata Mir Laine Monroe». L’icona delle icone, oltretutto, sarà protagonista della collettiva Marilyn Monroe. L’Arte della Bellezza, in cartellone dall’1 giugno al 27 novembre a Villa Ponti, ad Arona. «Mir Laine sarà in ottima compagnia, accanto a 10 Marilyn di Andy Warhol, 30 “décollages” di Mimmo Rotella, le elaborazioni foto-serigrafiche di Giuliano Grittini e i celebri scatti di Bert Stern. Inoltre, verranno esposte Marilyns dipinte e scolpite da altri artisti». Tornando alla personale parigina… «Claude Monet, il pittore dell’Impressionismo, ha trasformato lo champagne Moët & Chandon in Monet & Chandon. Altri marchi della pubblicità, invece, sono “global”: vengono commercializzati in Italia, Francia, più o meno dappertutto. Mi riferisco a McBacon, ai supermercati Lidl (con Lidl Castro che detta chiari inviti al consumismo capitalistico), ai croccantini per gatti Friskies (con Miauz Tze Tung sorpreso a cucinarsi un felino), al detersivo Dash che utilizza un Michael Jackson “plus blanc que blanc”…». Fra le tue opere più efficaci c’è Il Terzo Raid: li ammazza stecchiti, dove accomuni con tragica ironia Raid e Terzo Reich utilizzando 2 testimonials del regime nazista: Adolf Hitler ed Heinrich Himmler. La scelta di tematiche forti ora prosegue con Cillit Bang, super pulitore di macchie… «Che ho voluto tradurre in Killit Bang allineando in versione Compulsive 8 spruzzatori con altrettanti personaggi assassinati: Abraham Lincoln, John Fitzgerald Kennedy, Malcolm X, Martin Luther King, Robert Kennedy, John Lennon, Gianni Versace e Benazir Bhutto. Alla fine, un altro vaporizzatore mostra l’etichetta con la scritta To Be Continued... Sfruttando l’ironia, in questo caso comunico un messaggio aggressivo: l’assassinio, spesso, ha a che fare con l’economia deviata e gli interessi opportunistici». Voliamo alto. Nel senso di casette per gli uccelli: la tua e quelle di altri artisti fra cui Berse, Gaetano Fracassio, Florencia Martinez, Michael Rotondi e Dany Vescovi. Le avete esposte al Museo Civico di Storia Naturale di Milano e ora sono appese sugli alberi dei Giardini Civici Indro Montanelli. «La collettiva, intitolata Bird Houses, ha il patrocinio del Comune di Milano, garante per la tutela degli animali, e della LIPU. Dopo averci messo a disposizione 12 nidi artificiali realizzati con legno di recupero, ci è stato chiesto di reinterpretarli affinchè risultassero accoglienti per i volatili. Nel mio caso, ho ricoperto la casetta con etichette pubblicitarie che da Cif sono diventate Cip, e la dicitura “Affittasi Monolocale 21,0 cmq solo Migranti”. Il messaggio, anche stavolta, è chiaro: quante volte ci è capitato di vedere uccellini che nidificano sotto le tettoie dei centri commerciali? Il consumismo, abbattendo alberi per costruire ipermercati, li ha espropriati del loro habitat naturale». Morale della favola? «Ecologista. Ma lo vogliamo migliorare o no, questo sporco mondo? Riusciremo mai a smaltire l’immondizia che ci sommerge? Prima o poi, è sicuro, torneremo indietro: produrremo sapone con la cenere e sacchetti per la spesa di juta e non di plastica. Fustini, fustoni e scatole, un giorno, non esisteranno più. E io, di conseguenza, non avrò più la materia prima su cui lavorare: cioè l’immondizia. Ma le mie opere d’arte verranno ricordate come archeologia del nostro tempo». Andrea Francolino Fino al 14 aprile, Galerie 208 Chicheportiche, boulevard Saint Germain 208, Parigi tel. 0033-1-42503024 www.galerie208.fr CoolMag Tube: http://www.youtube.com/watch?v=K0Bf7G2p8b8 Galleria d’arte di riferimento: Fabbrica Eos, piazza Baiamonti 2, Milano tel. 026596532 www.fabbricaeos.it Foto: Mir Laine Monroe, 2010 Monet & Chandon, 2010 Bird House Cip Crema, 2010
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