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Lichtenstein by Gorgoni

Gianfranco Gorgoni.

Beyond the Canvas.

di Giuseppe Mastromatteo

Il Grande Fratello ha avuto un passato fotografico. Molto più dignitoso del "reality show" che ogni giovedì sera annoia l’Italia. Se nel 2008 giovani senz’arte né parte si ostinano a raccontarci la loro vita in diretta, nel 1968 un giovane abruzzese ebbe l’idea di narrare, attraverso la fotografia, il privato di quei giovani che con l’arte hanno costruito le loro esistenze. Se avete in programma un viaggio, e non un programma in prima serata, volate a New York - che è sempre una vetrina bellissima sul mondo - e se la vostra passione è l’arte, fate un giro fino sù a Chelsea e gironzolate fra le gallerie più acclamate della Big Apple. Fra queste c’è la Jim Kempner Fine Art, sulla 501 West 23rd Street. Splendido edificio che ospita un'invidiabile collezione di opere di Christo, Roy Lichtenstein, Sol Lewitt, Jasper Johns, Andy Warhol e altri bei nomi. A gennaio ci sono passato anch’io da quella galleria; e fra le tante foto esposte, ce n’era una bellissima, stampata su alluminio, che inquadra Francesco Clemente immerso nella neve newyorkese degli Anni ’70. Quello scatto è in vendita, con parecchi altri, ed è quotato 8.000 dollari. L’autore, artista al pari di Clemente, si chiama Gianfranco Gorgoni. Ovvero l’occhio magico del Grande Fratello di allora: un nome che non vi dirà nulla, né vi accenderà alcun tipo di collegamento. Ma questo abruzzese è ancora oggi la memoria storica di una New York in pieno fermento artistico.

Gianfranco Gorgoni può essere paragonato a Ugo Mulas. E non è un paradosso. Partito dall’Italia a 19 anni, raggiunge New York e si propone come assistente fotografo di Leo Castelli. Il gallerista triestino, che ha appena concluso il suo rapporto con Mulas, trova in quel ragazzo il candidato ideale per proseguire il lavoro iniziato dal fotografo milanese. Lavoro ben documentato dal volume New York, arte e persone, pubblicato nel ’67 da Longanesi. Mulas rientra a Milano. E Gorgoni, che aveva inizialmente previsto un soggiorno newyorkese lungo appena qualche mese, rimane per anni nella metropoli (dove tutt’ora vive) ottenendo la cittadinanza americana. Gianfranco ha un obbiettivo ben preciso: fotografare la scena dell’arte di New York. E Leo Castelli gli offre l’opportunità più ghiotta, proponendogli di stare a stretto contatto con gli artisti della sua scuderia: giorno e notte, in studio, in cucina, in riva al mare. Gorgoni è ovunque, sempre al loro fianco. Intimamente. Con grande, reciproca complicità. Prepara, ad esempio, la cena a Roy Lichtenstein e a sua moglie; e poi li accompagna a cavallo nei tramonti in riva all’oceano. Ricordi precisi di ogni artista fotografato. Parole che si affiancano alle stupende immagini del libro (oggi introvabile) intitolato Beyond the Canvas – Artists of the Seventies and Eighties, edito da Rizzoli New York. Proprio “dietro la tela”. Cogliendo, cioè, lo sguardo privato e poco conosciuto degli artisti. Non è voyeurismo, bensì scrupolosa documentazione di quelle fasi del lavoro che altrimenti sarebbero andate perdute nelle memorie scritte. Le foto di Gorgoni entrano nelle vite degli artisti con discrezione, quasi in punta di piedi. Ma si rivelano fondamentali per capire cosa muove e come si muove l’arte di quegli anni.

Sono gesti, ritratti, sorrisi, stanchezze, inaugurazioni. Pensieri su carta fotografica. 38 artisti che in Beyond the Canvas, grazie all'occhio attento di Gianfranco, vi conducono per mano nei loro studi e nella loro "privacy". L’incipit del libro è un momento intimo: l’abbraccio fra Leo Castelli e James Rosenquist, in galleria, nell’81. Ed è proprio Castelli a scrivere la prefazione: il committente di quegli scatti, che esalta il ruolo del fotografo come “membro privilegiato di un lato privato della vita di un artista”. Joseph Beuys, Sandro Chia, Christo, Chuck Close, Dan Flavin, Donald Judd, Keith Haring, Bruce Nauman, James Rosenquist, Kenny Scharf, Andy Warhol, ci raccontano attraverso la loro intimità cos’è davvero l’arte al di là della tela. Facendoci comprendere le qualità dell’uomo, prima ancora del suo valore pittorico. Forse non sarà importante sapere che Rosenquist regalò del prosciutto crudo a Gorgoni, in occasione del suo compleanno. O che Warhol dormiva con il televisore sul letto in una casa cupa e severa dell’800. Oppure, che Bob Rauschenberg amava i "cocktail parties" più di Andy. Cercate questo libro su www.amazon.com . Non lasciatevelo sfuggire. Lo stesso Gorgoni ne compra ancora delle copie, quando ha la fortuna di trovarle. Beyond the Canvas non vi rivelerà nulla sulle tele e sul significato delle opere, ma aggiungerà un senso ai quadri che ammirerete nei musei. Scoprirete che il lato B della tela, proprio come nei dischi in vinile, a volte racconta molto di più del lato A.
 
 
Foto: Roy Lichtenstein
James Rosenquist, New York City, 1973
© Gianfranco Gorgoni

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Rosenquist by Gorgoni


 

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