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Quello che i muri dicono
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Street Art a Roma

di Lucia Leone

È un libro da leggere per strada, più che sul divano. Un libro che passa in rassegna l’arte urbana a Roma, dalla sua nascita fino a oggi. Quando era “solo protesta” sui muri delle università occupate di Valle Giulia dove tuttora, nella Facoltà di Architettura, potete ammirare i murales dipinti nel ’68. Quando viveva solo grazie ai ragazzi dei centri sociali e ai break dancers, mentre oggi viene utilizzata dai comitati di quartiere e dal Comune per riqualificare le aree urbane dismesse o abbandonate come Quadraro, Primavalle, Tor Marancia, l’Ostiense District, l’ex Mira Lanza, il Trullo. Quello che i muri dicono, scritto dalla giornalista Carla Cucchiarelli, ci accompagna quasi per mano per le vie di una Roma dai muri dipinti e in progressiva evoluzione dai primi Anni ’80 – con l’arrivo dell’hip hop e delle prime crew – al nuovo millennio, quando la Street Art ha perso quella patina di vandalismo che l’aveva storicamente accompagnata. Questo lungo viaggio, che spiega l’origine e la realizzazione delle maggiori opere nella Capitale, ci fa conoscere gli artisti che più hanno contribuito a questa rinascita: Maupal, Bol, Blu, Crash Kid, Jerico, Mr Klevra, Alice Pasquini, Tina Loiodice… Quasi tutti riconosciuti a livello mondiale, si rincorrono sui muri dipingendo la città (soprattutto nei quartieri più degradati) e lanciano il loro messaggio di rinascita e ribellione. I muri sono spesso dipinti in stretta collaborazione coi residenti, per dare luce al buio di un’esistenza difficile: “In mezzo a quei muri abbandonati il contrasto fra il degrado e i dipinti è assoluto. È struggente, bellissimo”, scrive l'autrice. I personaggi ritratti sono i più vari: Pier Paolo Pasolini, il Papa, gli attori che hanno reso grande Roma, gli stranieri di ogni nazionalità. I temi sono quelli della protesta sociale, mentre le scritte che spesso accompagnano le opere murali ne sottolineano e ribadiscono il concetto. Ogni artista, poi, ha un suo stile preciso e riconoscibile: c’è chi prende ispirazione dal diamante, chi da Caravaggio, chi dai grandi classici, dai fumetti, dai cartoons. Maupal, ad esempio, ha utilizzato più volte l’immagine del Pontefice: una delle sue opere è anche finita su una maglietta distribuita dal Vaticano per beneficenza.

E così Roma si popola di musei a cielo aperto come il M.U.RoMuseo di Urban Art del Quadraro – dove si viene accolti da gigantesche api dipinte a colori vivaci sul muro d’ingresso in memoria dell’Operazione Balena, il rastrellamento effettuato il 17 aprile 1944 ai danni della popolazione; e di quando i nazisti chiamavano il quartiere "nido di vespe" perché abitato da partigiani. E ancora, gallerie come la 999Contemporary che sponsorizzano l’arte di strada; comitati che chiamano gli artisti per dare nuova vita ai loro quartieri, come Muracci nostri o Pinacci nostri; rassegne di poesia e arte di strada. È pur vero che gran parte delle opere descritte probabilmente non sopravviverà ai loro autori (sono già spariti lavori di Keith Haring) ma i social networks sono fidati compagni degli street artists che usano i nuovi media come gli artisti di un tempo usavano i cataloghi. Il limite, grazie a Internet, è il mondo; e gli artisti, con questi mezzi, riescono a mantenersi in costante e diretto contatto con i loro fans. C’è anche una app, Streetart Roma, che segnala tutte le opere in città e le indicazioni per raggiungerle e ammirarle dalla prospettiva migliore. Questo è il bello della Street Art: la sua continua evoluzione, la capacità di fare riflettere con un sorriso, innamorare dell’arte anche chi un museo non l’ha mai visitato, avvicinare chiunque alla poesia visiva. Carla Cucchiarelli poco si sofferma sulle varie sfaccettature e problematiche che questo, come tutti i mondi, si porta dietro: le polemiche dei writers che accusano i loro colleghi di essersi venduti perché, per fare un esempio, accettano opere commissionate dal Comune; i ripetuti atti di vandalismo cui sono soggette le opere; lo sfruttamento da parte degli enti pubblici che si prendono il merito della commissione, ma non partecipano quasi mai alle spese… L’importante, in questo libro, sono i muri dipinti, la forza del loro messaggio, le persone che ci sono dietro: dagli street artists, ai cittadini comuni.

Carla Cucchiarelli, Quello che i muri dicono, Iacobelli Editore, Collana Guide, 176 pagine, € 16

www.iacobellieditore.it

Foto: Carlos Atoche, Canzone per una sirena, via Pietro Rovetti
Alice, Ludoteca, Maam
© Carla Cucchiarelli

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