Potremmo intitolarlo:
trasformare le pietre in oro, o rendere arte ciò che prima nascondevamo nel cesso. Iniziamo dall’inizio. Dire
cinema contemporaneo, è come dire
Quentin Tarantino. Una relazione di sinonimia è completa quando in tutti gli enunciati sostituiamo i 2 termini senza che ciò comporti slittamenti di significato. Ecco, per fortuna (quando va bene) e putroppo (quando va male), il cinema contemporaneo non è solo Quantin Tarantino. Ma lui è, perentoriamente, il
regista più rappresentativo dell’incrocio di questi 2 millenni che abbiamo attraversato. Non perché il suo cinema sia essenzialmente “
nuovo”; ma anzi, proprio per questo. E ancora, non perché non esistesse già un
cinema del riporto, un
cinema della riproposizione. Anzi, è questa la chiave di lettura del cosiddetto
cinema post-moderno. Ma, ancora una volta, è proprio perché in linea con un clima già diffuso che può dirsi artista rappresentativo. E se la scelta cade su di lui e non su uno dei tanti registi che si sono occupati di “
presentificazione”
del passato, di “
collage”, è perché ciò che tutti fanno bene o male, lui lo fa con
genio. E genio, per i romantici, significava paladino di un’epoca. Tarantino replica e froda i gesti dei suoi predecessori, dei suoi colleghi, ma aggiungendo le maiuscole. Lo fa con una
sfrontatezza che rispecchia quella dei suoi spettatori (o perlomeno di quelli migliori). Con
Le Iene e
Pulp Fiction, entra in
territori inesplorati. Ancora, è ovvio, non davvero vergini. Il “pulp” già esisteva: nel
fumetto (ma anche, in qualche modo) in
celluloide. E Quentin lo sapeva benissimo. Veda, il lettore curioso, i “
fake trailers” che ha realizzato con l’aiuto d
Robert Rodriguez e che sono un
omaggio a
Russ Meyer. Ma il nostro fa ciò che già definì un’
epoca: quella che lui ha chiuso e che aprì
George Lucas con
Star Wars con l’amico
Steven Spielberg che aveva girato
Jaws. Ovvero: promuovere la
Serie B a
Serie A, rendere
degno e
spettacolare ciò che leggevamo con la carta igienica nell’altra mano. Operazione di cui si potrebbero scrivere saggi di teoria dell’arte e che non ha molto da invidiare a
Marcel Duchamp e a
Piero Manzoni. La
fantascienza, il
cinema per ragazzi e le
scazzottate sono grandi
spettacoli/
contenitori. Giganteschi
colossi dell’
era dell’immagine che raccolgono i
miti collettivi e i “
topoi” della
storia della narrazione. Eppure, anche in quest’
ottica di
ripresentazione del passato, il cinema delle
prime pellicole di Tarantino riesce a essere un
cinema “
nuovo”. Il che è proprio il centro e il paradosso del nostro discorso.
Kill Bill segna, nell’ottica del
presente scritto, il
punto centrale della
filmografia del
regista statunitense. Riproporre, in un “
collage”
incalzante,
elegante,
ironico e
accecante, il
già visto. Mettere la parola “
fine” e insieme creare il
simbolo d’un
genere cinematografico. Sintetizzare la
Storia attraverso una
storia di frammenti.
Anche il
cinema nazista aveva un suo
passato. E le
naziste “
sexy” e “
fetish” alla Russ Meyer erano già
tarantiniane. Ma c’è ora l’
Indicibile in più, che è
follia tradotta artisticamente. Così, nessun
dialogo aveva nascosta la
tensione che sottende il bellissimo
scontro appena parlato, quasi accennato, fra il
contadino francese che nasconde una
famiglia ebrea e il
colonnello Hans Landa; o quello tra l’
ufficiale della Gestapo, l’
attrice tedesca Bridget e i
3 “
basterds”. Così, mai ci eravamo piacevolmente lasciati andare al
male dei
bastardi senza gloria. Sì, rendere degno ciò che prima nascondevamo vergognosi nel water. Prima era ciò che leggevamo, ora proprio ciò che facevamo durante la lettura. Noi, vergognosi della nostra
voglia di morte e dell’
erotismo della morte. Il
piacere della vendetta che attraverso il gesto scopico gustavamo nelle imprese di
Beatrix Kiddo, adesso lo gustiamo in
prima persona. Non lo vediamo, ma lo facciamo. Finalmente possiamo sterminare
manciate di nazisti. Bruciarli vivi o staccargli lo scalpo. Per questo, Tarantino fugge il
documentarismo che ci ricorderebbe la
sofferenza del male, la
morte e l’
omicidio come
delitto. Quello dei nazisti. Ci nasconde il
dolore occultandolo (letteralmente) sotto il pavimento. Vederlo e riviverlo, ci avrebbe ricordato che uccidere è male. Sempre. Ma lui, sapiente, sa che l’uomo ama lasciare la
logica al guinzaglio dell’
emozione e lasciar(si) andare all’
ebbrezza della notte. E quindi carica, fino quasi alla
caricatura. E la caricatura si fa strada sempre con maggior forza nel cinema del nostro: ciò che era
crudo e
aspro ne
Le Iene, diventa
divertente in
Kill Bill e addirittura
gioco certo
perverso in
Bastardi senza gloria. L’unica
morte amica, è quella dell’
attrice (e quindi lasciva) bionda che uccideremo sensualmente per asfissia con le nostre mani. Il
Führer è il
fantoccio di se stesso e non conserva nemmeno la
dignità del suo
alter ego Charlie Chaplin. I suoi
bracci destri, sono
idioti leccapiedi da
cartone animato giapponese. I suoi
freddi,
agghiaccianti generali, spaventano nella loro
disumanità. E questa volta (vi faccia riflettere, temo) non caricata. Ma per loro, ci sazierà il
sacrificio e ne berremo il
sangue. Non
filmino amatoriale “
fetish” perché
triste,
squallido,
vero. Ma
elegante post-post-moderna pornografia del nazismo. Godetevela.
Bastardi senza gloria (
Universal Pictures Italia)
Regia: Quentin Tarantino
Cast: Brad Pitt, Christopher Waltz, Eli Roth, Daniel Bruhl, Michael Fassender, Til Schweiger, Melanie Laurent
Anno: 2009
Durata: 146 minuti circa
Audio: Italiano, Inglese, Spagnolo (Dolby Digital 5.1)
Sottotitoli: Italiano, Francese, Spagnolo, Bulgaro, Olandese, Portoghese, Rumeno
Contenuti Speciali Disco 1: Scene estese & alternative; Nation’s Pride; Film completo; Trailer
Contenuti Speciali Disco 2: Conversazione con Quentin Tarantino, Brad Pitt ed Elvis Mitchel; Il Making of di Nation’s Pride; Gli originali Inglorious Bastards; Una chiacchierata con Rod Taylor; Rod Taylor parla della Victoria Bitter; L’Angelo della cinepresa di Quentin Tarantino; Ciao Sally; Tour della Galleria poster del film con Elvis Mitchell; Galleria poster di Inglorious Basterds
www.homevideo.universalpictures.it Foto: Universal Pictures Italia