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Jason Rhoades
Christine Hill
Rosario Lopez
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Tutto fa Biennale

di Redazione

Uno sguardo sulle arti visive. Un giro di giostra nel paese dei balocchi dell’arte contemporanea. Un’occasione per riflettere sui dolori e le ingiustizie del mondo. Il tutto, griffato Biennale di Venezia. I coccodrilli fucsia di Cracking Art nuotano fra le gondole nel Canal Grande; un gigantesco gioco dell’oca disegnato da Bros, si snoda fra i Giardini e l’Arsenale; più di 70 fra installazioni ed eventi collaterali si rincorrono in sedi espositive consuete e spesso improbabili. Con un allestimento quasi museale, l’Arsenale propone opere di grande impatto emotivo: nel video di Paolo Canevari, il pallone con cui sta giocando un bambino nell’ex quartier generale serbo di Belgrado, è in realtà un teschio. Che colpisce come un pugno allo stomaco. Non meno dolorosa è la sensazione che si prova al cospetto del lavoro dell’americana Emily Prince: 3.556 fototessere disegnate a mano che formano una mappa degli Stati Uniti, moderno sacrario delle vittime di guerre senza senso. Invita a riflettere l’ipnotico video del colombiano Oscar Muñoz, che intingendo il pennello nell’acqua dipinge volti che scompaiono in pochi minuti. Più gioiose, le opere di Jason Rhoades e Christine Hill: il primo, dà corpo a un’installazione con tappeti e luci al neon colorate da bazar mediorientale; la seconda, concretizza bauli-armadi colmi di oggetti che ci raccontano. A padiglioni colorati, come quello della Cina con “katane” avvolte in stoffe variopinte che scendono dal soffitto, si contrappongono padiglioni (Turchia) che narrano la solitudine dell’abbandono. Opere che mettono in scena guerra, razzismo, odio, prigionia, terrorismo…Temi affrontati, il più delle volte, con malinconica rassegnazione.

Ma poi subentra il gioco che invita a curiosare (la grande scatola in rafia di Rosario Lopez), o a toccare la materia che diventa arte (l’installazione del ghanese El Anatsui, che trasforma insignificanti tappi di bottiglie in drappi colorati). Ai Giardini, il clima è spesso ironico: a cominciare dall’installazione del norvegese Lars Ramberg, che davanti al padiglione disegnato da Alvar Aalto ha disposto 3 finte toilettes chimiche con le scritte “libertè, egalité, fraternitè” (in cui risuonano le note della Marsigliese) e dall’opera di Jacob Dahlgren che ha mutato il padiglione nordico in un immenso tirassegno da colpire lanciando freccette. Si transita da padiglioni “onirici” con mondi fatti di carta e di luce (da non perdere l’installazione di Nikos Alexiou per la Grecia), a ricostruzioni in miniatura di variopinti quartieri brasiliani eseguite dal Gruppo Morrinho. Da padiglioni attesissimi, come il francese dove Sophie Calle (con l’opera Abbi cura di te) ha chiamato 107 donne di varie professioni a interpretare liberamente una lettera di separazione da lei ricevuta (c’è anche Luciana Littizzetto che legge sbucciando distrattamente cipolle), si passa a strutture più “nascoste” come quella svizzera dove Yves Netzhammer fonde disegno, architettura, video e musica in un crescendo che esamina l’energia ludica della ri-combinazione e la presa di coscienza del lato oscuro della nostra esistenza. Tutto, insomma, fa Biennale.

Pensa con i sensi - Senti con la mente. L’arte al presente
Fino al 21 novembre, La Biennale di Venezia, 52^ Esposizione Internazionale d’Arte, Giardini Biennale – Arsenale, Venezia
tel. 041-5218828
dalle 10 alle 18, Giardini chiuso il lunedì, Arsenale chiuso il martedì


www.labiennale.org

Foto: Jason Rhoades, Tijuantanjierchandelie, 2006, installazione, CAC Malaga, courtesy: David Zwirner Gallery
Christine Hill, Accounting Portable Office (Trunk Detail) as shown at Ronald Feldman Fine Arts, New York City, 2003. Photo: Lary Lamay, courtesy Volksboutique, Galerie EIGEN+ART Berlin and Ronald Feldman Fine Arts, New York
Rosario Lopez, Abyss, 2005, vista dell’installazione, Casas Riegner Gallery, Bogotà, cortesia dell’artista




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